Ti chiamerai Architetto....quando le tue scarpe saranno sporche di calce e cemento...quando con una matita temperata col taglierino disegnerai sui muri del cantiere....quando saprai ascoltare un capomastro più vecchio di te....quando leggerai la gioia negli occhi del committente...allora potrai chiamarti Architetto....non prima!

La consulenza come parere, consiglio, suggerimento per il miglior percorso da intraprendere.

Il committente come “mecenate” dei tempi moderni.

Il committente….e non cliente.

L’incarico, come atto di stima e fiducia reciproca.

L’architettura come visione, percezione e concezione dello spazio, dei volumi, delle forme, dei colori, degli ambienti, della luce, dei materiali, degli elementi, della natura. 

La progettazione come elemento prioritario del percorso della trasformazione attraverso una costante verifica.

La trasformazione di un bene come gestione sapiente del percorso.

Il gusto soggettivo come elemento qualitativo aggiuntivo e non limite.

La ricerca, la curiosità, come inesauribile fonte d’ispirazione e capacità creativa.

La tecnologia come permanente sviluppo del confort del risparmio dell’energia. 

La geometria come guida imprescindibile da rispettare e al contempo “trasgredire” in maniera controllata e colta.

I materiali come materia che avvolgerà gli ambienti, come assistenza alle scelte.

La progettazione illuminotecnica come fare architettura, controllare con la luce, non solo illuminare.

La buona direzione dei lavori come controllo del processo di trasformazione, come ulteriore attimo di genio, come mediazione, come risoluzione degli imprevisti.

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